« Chiedo alle famiglie malavitose reggine di raccontare ciò che sanno, affinché si possa ristabilire la verità sulla morte di mio padre » Dice Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. In un altro paese, queste parole severe di Rosanna Scopelliti , rivolte agli spietati boss della ‘ndrangheta, pronunciate dal palco di Piazza Duomo durante la seconda giornata di “Legalitàlia”, avrebbero avuto sicuramente più rilievo, mentre invece rischiano di rimanere isolate e di essere dimenticate come l’omicidio del giudice Scopelliti . In una Calabria che ha visto nascere e morire degli eroi, nonostante i calabresi se ne dimentichino subito, forse perché “ricordare” significa anche “sapere” e talvolta chi sa troppo corre anche dei rischi. Allora meglio fingere che non sia successo nulla, o che certe cose siano “normali” perché infondo dobbiamo conviverci con certe convinzioni, dove l’omertà è la regola e la giustizia è l’eccezione, dove il rispetto si deve agli “uomini d’onore” e non a chi muore per contrastarli. Dove chi indossa una toga o una divisa viene definito “cani”, perché non merita di essere considerato un uomo, “gli uomini” per questa cultura deviata, sono solo coloro che appartengono alle cosche o che si sottomettono ad esse, mentre gli altri sono tutti “cani”, “infami” o “sbirri”. Proprio il timore di perdere il prestigio all’interno della cosca impedisce agli affiliati di parlare e di pentirsi contravvenendo alle regole della ‘ndrangheta, prestigio guadagnato prendendo parte agli omicidi più efferati. Per loro sarebbe l’offesa peggiore essere definiti “pentiti” o “infami” , plasmati con questi precetti conoscono solo questa moralità, trasmessa fin dall’infanzia da madri che tenendo il Rosario in mano imprecano vendetta, e da padri che offrono devozione a Dio tra un omicidio e un’estorsione. Un’ esistenza paradossale quanto le parole che pronuncia la gente nei loro confronti “brava genti!”, “brave persone!”. Come se l’onestà non fosse mai stata un parametro fondamentale per conferire stima e riverenza in questa terra.
“Abbiate il coraggio di parlare, voi che vi fate chiamare uomini d’onore. Ma quale onore? Personalmente, non riesco proprio a immaginare come i vostri figli possano essere orgogliosi di voi, così come io lo sono sempre stata di mio padre.” Continua Rosanna Scopelliti e rivolgendosi all’intera società civile : “Occorre scegliere da che parte stare, e subito, non si possono delegare valori come giustizia e legalità allo Stato, perché lo Stato siamo anche noi.” E ancora: “Non bisogna mai avere paura, non permettere che pochi delinquenti condizionino la vita di noi cittadini onesti, che siamo la stragrande maggioranza. Questa è una terra bellissima, mio padre ha continuato ad amarla fino all’ultimo, quando ha rifiutato la scorta perché diceva che in Calabria si sentiva al sicuro. Invece, è stato ucciso proprio nella sua Campo Calabro, a pochi passi da casa. Quando si è dalla parte del giusto, non si può avere paura: è questo il più grande insegnamento che egli mi abbia lasciato.”
Lia Staropoli ”ammazzatecitutti”
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ANTONIO SCOPELLITI SEI STATO UN GRANDE E RIMARRAI TALE PER SEMPRE,MI DISPIACE CHE SOLTANTO DOPO VENTI ANNI SI RIPARLI DI TE E DELLE TUE GESTA,IN QUEGLI ANNI IN CALABRIA C’ERA MOLTA OMERTA’ TI CHIEDO SCUSA A NOME DEL POPOLO CALABRESE.TI RICORDO COME IL PRIMO COMBATTENTE CONTRO LA MAFIA GRAZIE