XIV edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia”

Presenti anche i ragazzi di Vibo Valentia nella delegazione di rappresentanti del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti” a Napoli il 21 Marzo. Nel corteo della XIV edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia”, al fianco di Rosanna Scopelliti che guidava la delegazione, e di Aldo Pecora portavoce di “Ammazzateci Tutti”, marciavano infatti Lia Staropoli coordinatore del movimento antimafia, Dalila Nesci coordinatore “Ammazzateci Tutti” Vibo Valentia e Martina Loiacono che gestisce il coordinamento scuola provinciale. Il movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti” nato a Locri nel 2005 è divenuto oggi uno dei movimenti principali con numerose sedi locali per tutto il territorio nazionale. Non poteva mancare anche nella provincia di Vibo Valentia, una zona ad altissima densità mafiosa. Nella giornata della memoria la Calabria piange molti figli come Antonino Scopelliti , sostituto procuratore generale di Cassazione, ucciso in Calabria nell’agosto ‘91. Un giudice troppo presto dimenticato e troppo a lungo, a guidare la delegazione del movimento antimafia proprio la figlia Rosanna Scopelliti, presidente della Fondazione Antonino Scopelliti. “Ci siamo, come ogni anno, anche a Napoli per abbracciare don Ciotti ed i nostri fratelli campani”. “Contro le mafie – afferma il portavoce del movimento Aldo Pecora – serve una forte presa di coscienza soprattutto per i politici. Le varie commissioni parlamentari antimafia in questi anni hanno prodotto relazioni su relazioni, ma le leggi contro la mafia sono state poche e troppo leggere. Con alcune buone modifiche si potrebbero colpire in modo pesante le organizzazioni criminali”. “Mi auguro davvero – conclude Pecora – che la politica non venga anche a Napoli solo per asciugare le lacrime dei familiari delle vittime, ma che cominci seriamente a ridare fiducia nella giustizia a loro, ai cittadini ed a tutti i giovani”.

 

MARCIA ANTIMAFIA A NAPOLI

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Massimo Brugnone, Rosanna Scopelliti, Lia Staropoli, Aldo Pecora,Dalila Nesci, Agostino Nicolò

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Lorenzo Chirico, Rosanna Scopelliti, Davide Puliti, Lia Staropoli, Martina Loiacono, Aldo Pecora

Fratelli di sangue

Presentazione del libro “Fratelli di sangue” di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri

Un libro che racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta

“Ammazzateci tutti” e il comune di Nicotera presentano l’inchiesta sulla ‘ndrangheta

di Dalila Nesci

foto www.ammazzatecitutti.org

La presentazione del libro “Fratelli di sangue” è avvenuta presso il Liceo classico di Nicotera, organizzato dal movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti” e patrocinato dal comune di Nicotera.

Antonio Nicaso e Nicola Gratteri in questo libro raccontano l’evoluzione della ‘ndrangheta, della sua capacità di adeguarsi alle esigenze del mercato e viene analizzata come fenomeno sociale dai risvolti inquietanti.

Antonio Nicaso è uno storico delle organizzazioni criminali, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Ha pubblicato altri 17 libri, tra cui alcuni diventati bestseller internazionali; “Fratelli di sangue” è la più importante inchiesta mai pubblicata sulla ‘ndrangheta.

Coautore del libro insieme a Nicaso è Nicola Gratteri il procuratore aggiunto presso la Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, un magistrato fra i più esposti nella lotta contro la ‘ndrangheta.

La loro inchiesta descrive come questa organizzazione criminale sia riuscita nel silenzio a rafforzarsi e che oggi ha un giro di affari che si aggira intorno ai 43 miliardi di euro.

L’istituto superiore in cui è avvenuta la presentazione ha visto la partecipazione di molti studenti i quali sono poi intervenuti con riflessioni e domande sull’argomento mafia.

Giuseppe Neri dirigente dell’istituto superiore che ha ospitato l’evento e moderatore, ha accolto i relatori.

Il sindaco di Nicotera, Salvatore Reggio, ha ribadito che la scelta della sua amministrazione, la quale ha patrocinato l’evento, è stata proprio quella di privilegiare attività culturali volte a propugnare la legalità <<il diritto dei cittadini è quello di riappropriarsi degli spazi della propria città, ed il compito delle istituzioni è quello di fornire gli strumenti affinché ogni cittadino possa partecipare agli eventi che questa può offrire>>. Il sindaco Reggio è già il fautore di molte delle iniziative culturali che si svolgono a Nicotera, l’obiettivo è quello di “fornire ai giovani spunti riflessione”.

Aldo Pecora portavoce del movimento “Ammazzateci tutti” ha invitato a far riflettere il pubblico sulla “presenza opprimente della mafia” nei nostri territori. Pecora è un giovane che vive a Polistena “ un paese a metà tra la cosca ionica e quella tirrenica” dice -, e sa bene quanto i nostri territori siano condizionati e alcune volte addirittura gestiti dalla mafia. Ha ricordato che diverse sono state le amministrazioni sciolte per infiltrazione mafiosa e quanto sia importante che i cittadini onesti siano vicini a quella parte sana delle istituzioni. “Dobbiamo supportare quelle amministrazioni che non intendono abbassarsi alla logica del compromesso”.

È intervenuta anche l’avvocato Giovanna Fronte referente dell’ associazione “Libera” a Vibo Valentia. Si è presentata sentendosi “cosciente del fatto che chi parla ai giovani è investito di una forte responsabilità”. “Ai giovani -dice la Fronte-, spesso vengono negate alcune libertà quando noi adulti non insegniamo loro ad essere cittadini attivi. Essere cittadini significa donarsi, partecipare e soprattutto proporre”. L’avvocato invita alla denuncia delle illegalità e dei soprusi; “spesso siamo sempre immobili nell’attesa che qualcuno ci venga a risolvere i problemi, invece bisogna reagire per uscire dallo stato di necessità in cui noi calabresi viviamo”. L’avvocato Fronte è l’unica che ha deciso di sostenere la battaglia di Nello Ruello, testimone di giustizia anche lui a Nicotera per la presentazione del libro “Fratelli di sangue”.

L’intervento di Ruello è stato molto toccante, denso di speranza e voglia di riscatto “non abbassate la testa, reagite ai soprusi e agite legalmente”. Lui è un uomo che si è ribellato alla mafia, ma che tutt’ora vive sotto scorta. Qualcuno crede che ”parlare” gli sia costato la libertà personale (alcuni uomini lo scortano in ogni momento della giornata), ma Ruello solo da quando ha denunciato si sente un “uomo libero”.

L’intervento atteso di Antonio Nicaso ha concluso l’evento: “ noi ci accorgiamo della mafia solo quando fa rumore, quando spara, quando uccide; dovremmo invece capire che la mafia si nutre di comportamenti, dei nostri atteggiamenti omertosi, della nostra mafiosità”. Nicaso ribadisce che se la mafia fosse solo un’organizzazione criminale l’avremmo sconfitta, ma la società non intende sconfiggerla! Ecco perché io oggi sono ottimista –dice- perché credo in voi giovani, in quei giovani di Ammazzateci tutti che vogliono cambiare e che insegnano a noi adulti che loro non sono il futuro, ma sono già il nostro presente”. Le parole di Nicaso non hanno lasciato indifferenti gli studenti che lo hanno seguito con grande trasporto.

Ad organizzare l’evento è stata Lia Staropoli coordinatrice del gruppo “Ammazzateci tutti” di Vibo Valentia :“sono stata piacevolmente sorpresa dalla presenza di molti giovani del territorio che hanno dimostrato grande sensibilità e maturità nell’affrontare il tema”.

Un libro alcune volte può cambiarti la vita, può aprirti la mente o lasciarti indifferente. Per noi calabresi leggere un libro sulla mafia potrebbe non sconvolgerci, conosciamo bene la situazione in cui versa la nostra società e ci scontriamo ogni giorno, chi più chi meno, col “dritto” di turno. Perciò potrebbe auspicarsi che certi testi come “Fratelli di sangue” entrino a far parte dei programmi scolastici o magari essere utilizzati dai docenti per fornire spunti di riflessione ai propri studenti.

Fornire dati, notizie e approfondimenti sul tema delle organizzazioni criminali, servirebbe ad evitare che le giovani menti vengano forgiate da atteggiamenti mafiosi o che ancor peggio crescano assuefatti alla logica del sopruso. La scuola soprattutto ha il dovere di insegnare ai ragazzi la capacità di discernimento; questo delicato compito non può essere delegato solo alla famiglia la quale non sempre ha i mezzi per fornire un’ educazione completa ai propri figli.

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Fonte: tropeaedintorni.it

Presentazione “Fratelli di Sangue”

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 Nicotera 28 febbraio ore 10:30
Liceo classico – sala biblioteca

Saluti delle autorità civili, religiose e militari

Introduzione

Aldo Pecora
Portavoce movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Giovanna Fronte
Referente associazione antimafia “libera” – Vibo Valentia

Interventi

Nicola Gratteri
Procuratore aggiunto presso la Distrettuale Antimafia di Reggio di Calabria

Antonio Nicaso
Storico delle organizzazioni criminali

Moderatore

Giuseppe Neri

Preside Liceo Classico e ITIS Nicotera

Promosso da

Amministrazione comunale Nicotera

Movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Collaborazione

Fondazione Antonino Scopelliti

Patrocinio

Amministrazione comunale Nicotera
assessorato politiche giovanili

Direzione

Lia Staropoli
Coordinatrice movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Domenico Battaglia
Assessore alle politiche giovanili di Nicotera

info
3807281526
liastaropoli@libero.it
ass.lavoronicotera@libero.it

 

http://mafiacrimes.forumfree.net/?t=29343538

Il coraggioso appello di Rosanna Scopelliti rivolto ai boss della ‘ndrangheta

« Chiedo alle famiglie malavitose reggine di raccontare ciò che sanno, affinché si possa ristabilire la verità sulla morte di mio padre » Dice  Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. In un altro paese, queste parole severe di Rosanna Scopelliti , rivolte agli spietati  boss della ‘ndrangheta, pronunciate dal palco di Piazza Duomo durante la seconda giornata di “Legalitàlia”, avrebbero avuto sicuramente più rilievo, mentre invece rischiano di rimanere isolate e di essere dimenticate come l’omicidio del giudice Scopelliti . In una Calabria che ha visto nascere e morire degli eroi, nonostante i calabresi se ne dimentichino subito, forse perché “ricordare” significa anche “sapere” e talvolta chi sa troppo corre anche dei rischi. Allora meglio fingere che non sia successo nulla, o che certe cose siano “normali” perché infondo dobbiamo conviverci con certe convinzioni, dove l’omertà è la regola e la giustizia è l’eccezione, dove il rispetto si deve agli “uomini d’onore” e non a chi muore per contrastarli. Dove  chi indossa una toga o una divisa viene definito “cani”, perché non merita di essere considerato un uomo, “gli uomini” per questa cultura deviata, sono solo coloro che appartengono alle cosche o che si sottomettono ad esse, mentre gli altri sono tutti “cani”,  “infami”  o “sbirri”. Proprio il timore di perdere il prestigio all’interno della cosca impedisce agli affiliati di parlare e di pentirsi contravvenendo alle regole della ‘ndrangheta, prestigio guadagnato prendendo parte agli omicidi più efferati. Per loro sarebbe l’offesa peggiore essere definiti “pentiti” o “infami” , plasmati con questi precetti conoscono solo questa moralità, trasmessa fin dall’infanzia da madri che tenendo il Rosario in mano imprecano vendetta, e da padri che offrono devozione a Dio tra un omicidio e un’estorsione. Un’ esistenza paradossale quanto le parole che pronuncia la gente nei loro confronti “brava genti!”, “brave persone!”. Come se l’onestà non fosse mai stata un parametro fondamentale per conferire stima e riverenza in questa terra.

 “Abbiate il coraggio di parlare, voi che vi fate chiamare uomini d’onore. Ma quale onore? Personalmente, non riesco proprio a immaginare come i vostri figli possano essere orgogliosi di voi, così come io lo sono sempre stata di mio padre.” Continua Rosanna Scopelliti e rivolgendosi all’intera società civile : “Occorre scegliere da che parte stare, e subito, non si possono delegare valori come giustizia e legalità allo Stato, perché lo Stato siamo anche noi.” E ancora: “Non bisogna mai avere paura, non permettere che pochi delinquenti condizionino la vita di noi cittadini onesti, che siamo la stragrande maggioranza. Questa è una terra bellissima, mio padre ha continuato ad amarla fino all’ultimo, quando ha rifiutato la scorta perché diceva che in Calabria si sentiva al sicuro. Invece, è stato ucciso proprio nella sua Campo Calabro, a pochi passi da casa. Quando si è dalla parte del giusto, non si può avere paura: è questo il più grande insegnamento che egli mi abbia lasciato.”

 

Lia Staropoli  ”ammazzatecitutti”

 

 

Il caso “Manzini” dalla Gazzetta


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Vibo Valentia non vuole perdere il giudice Manzini

EGR. MINISTRO DELL’INTERNO
          On.le  Roberto MARONI
        
          EGR. MINISTRO
DELLA GIUSTIZIA
          On.le Angelino ALFANO
         
          CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
          In persona del Presidente
          Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO
          Nonché del Vice Presidente On.le Nicola MANCINO
         
         PROCURATORE GENERALE
           PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI CATANZARO
          Dott. Enzo IANNELLI
        
          PREFETTO DI CATANZARO

          Dott. Salvatore MONTANARO
        
           PREFETTO DI VIBO VALENTIA
          Dott. Ennio Maria SODANO
       

Agli organi di stampa
 

 

         
         
         La notizia  riguardante il provvedimento con cui è stata disposta la riduzione della scorta alla Dottoressa Marisa MANZINI , validissimo e coraggiosissimo magistrato della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, e la conseguente decisione dalla stessa assunta di essere trasferita fuori dal distretto della Corte d’Appello di Catanzaro, determina nella coscienza della  società civile rappresentata dai sottoscrittori della presente, innanzitutto viva preoccupazione ed allarme per l’incolumità di un magistrato che , dal 2003 sino ad oggi,  con coraggio, preparazione e determinazione, mossa solo dall’alto senso del dovere a cui è stata chiamata, ha contribuito ad assestare duri colpi a quella che è definita la più potente organizzazione criminale dell’Europa.

         La preoccupazione diventa inquietudine se è vero , come affermato dalle testate giornalistiche, che in questi ultimi mesi le Forze dell’Ordine avevano segnalato di essere in possesso di notizie circa la possibilità di attentati nei suoi confronti  per cui si era reso necessario un potenziamento del livello di protezione.

La richiesta di trasferimento avanzata dalla Dottoressa MANZINI a causa del provvedimento adottato nei suoi confronti giunge quando nelle aule giudiziarie catanzaresi si discutono grossi processi instaurati a seguito di due grosse operazioni di polizia denominate NUOVA ALBA e SENZA RESPIRO- solo per indicarne due –che avevano restituito alla cittadinanza intera una nuova alba e aveva lasciato senza respiro le cosche. Il provvedimento contestato rappresenta il tramonto se non il buio più profondo, restituendo aria  solo a chi ha sempre gestito  i ben ormai noti loschi affari.

Per questi motivi la società civile ha diritto e pretende di essere messa a conoscenza :


         1. sulla base di quali valutazioni è stato richiesto ed adottato il provvedimento di riduzione delle misure di sicurezza alla Dottoressa Marisa MANZINI;
         2. se sono stati avviati provvedimenti di tale sorta anche nei confronti di altri magistrati operanti nella DDA di Catanzaro;

         3. se sono stati avviati provvedimenti analoghi nei confronti di altri soggetti – in particolare appartenenti al mondo della politica- che beneficiano e/o hanno beneficiato delle misure di tutela e scorta;

         4. se allo stato attuale, considerati  lo stato dei procedimenti penali in corso, l’importanza degli stessi  e le segnalazioni delle Forze dell’Ordine, il Comitato per l’ordine e la sicurezza può garantire che la Dottoressa Marisa MANZINI non corre alcun pericolo di vita e che la sua sicurezza personale può essere facilmente ed efficacemente garantita dal livello di scorta attribuito con il contestato provvedimento.

Sull’intera vicenda inoltre si chiede :

       Che le Autorità in intestazione dispongano l’audizione dei sottoscrittori della presente istanza  in merito alla vicenda denunciata;

       Che venga disposto l’avvio di idoneo procedimento ispettivo al fine di valutare il corretto operato degli organismi istituzionali che hanno concorso nell’adozione del provvedimento contestato.

 In attesa di riscontro

Vibo Valentia 27.06.2008

 

 

 

 FIRMATO


 Coordinamento Provinciale LIBERAVIBO
Giuseppe FIORILLO

Antonio LAVORATO

Alfredo MERCADANTE

Franco GIOGHA’

Giovanna FRONTE

Antonino VATTIATA

 

 
 Associazione RIFERIMENTI – Responsabile Antiracket di Vibo Valentia-
Gaetano RUELLO

 

 

Coordinamento Provinciale Movimento Antimafia “Ammazzatecitutti


Lia STAROPOLI
 

 

 


 CNA di Vibo Valentia
 -Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccole e medie Imprese-

In nome del presidente p.t. Giovanni CUGLIARI
 
 

 

 

 


 CGIA di Vibo Valentia

 Confartigianato

In persona del presidente p.t.

Francescoantonio LIBERTO

 

 

 

Francesco FORGIONE

Ex presidente della Commissione Parlamentare  Antimafia

 

Prof. Barbara CITTON

 

 

I predetti sottoscrittori  per le comunicazioni eleggono domicilio presso il Duomo di San Leoluca in Vibo Valentia alla attenzione di Mons. Giuseppe FIORILLO.

Dimezzata la scorta al giudice Marisa Manzini

Dimezzata la scorta al giudice Marisa Manzini che, temendo per la sua vita chiede il trasferimento lontano dal territorio vibonese: Attualmente un solo agente si occupa di proteggere il magistrato.

Nonostante le allarmanti segnalazioni dei carabinieri di Vibo Valentia, nel Maggio 2008,del rischio di attentati nei confronti del giudice: A seguito di conversazioni intercettate tra i maggiori esponenti dei clan del vibonese,secondo i militari dell’arma infatti, si desume chiaramente l’intento di programmare un attentato ai danni del magistrato Marisa Manzini.

Ma anche minacce telefoniche,e tipiche intimidazioni mafiose come il significato univoco di far rinvenire proiettili davanti al cancello della  sua abitazione, mentre nei pressi della stessa da tempo si aggirano macchine sospette.

Il 3 Giugno gli uomini della sua scorta avevano ricevuto disposizioni di elevare il grado di attenzione per i rischi imminenti che interessano la sicurezza del magistrato.

L’on. Angela Napoli formula un’interpellanza parlamentare ai ministri dell’Interno e della Giustizia per chiedere provvedimenti urgenti in quanto proprio il 17 Giugno il comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, su richiesta del Procuratore Generale, ha ridotto la scorta del magistrato da 3 uomini ad uno soltanto.

Come fa un solo uomo a gestire un’emergenza così immediata, come può proteggere un giudice dalla ‘ndrangheta? La mafia più spietata che non esita ad usare bazooka per eliminare gli avversari dentro le macchine blindate, l’organizzazione criminale  più scaltra e potente che è riuscita ad estendere  incontrastata il suo dominio a livello internazionale.

Il coordinamento del movimento antimafia di Vibo Valentia “AmmazzateciTutti”, ha sottoscritto insieme all’associazione “libera” e le altre associazioni antiracket provinciali una lettera aperta rivolta alle maggiori cariche istituzionali, per chiedere chiarezza sulle motivazioni del provvedimento che ha dimezzato la scorta al magistrato Marisa Manzini, aumentando i rischi per la sua vita e costringendola persino anche a chiedere nella giornata di ieri un immediato trasferimento fuori dal territorio vibonese. Non vogliamo essere costretti ad assistere all’ennesimo straziante funerale di un giudice antimafia, e di un altro agente della sua scorta.

Lia Staropoli coordinamento provinciale “Ammazzatecitutti” Vibo Valentia

Giovanni De Sossi associazione “Libera” Vibo Valentia

 

 

26 Giugno 1983

Ancora adesso istituzioni e cittadini dello Stato Italiano non hanno preso coscenza del fatto che la mafia non è un fenomeno circoscritto ad alcune regioni, la ‘ndrangheta in particolare ha esteso il suo dominio incontrastato da tempo sia a livello nazionale che internazionale. La pericolosità di  questa organizzazione criminale, venne ancora una volta sottovalutata anche quando 25 anni fa inequivocabilmente si rivelava al nord con la spietata uccisione a Torino del procuratore capo Bruno Caccia, il 26 Giugno del 1983,condannato a morte dalla ‘ndrangheta perchè stava indagando sul “clan dei calabresi” che si spartivano i guadagni illeciti del capoluogo piemontese con gruppi di mafiosi catanesi.

Fratelli di sangue

Vi consiglio un libro per conoscere la ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale più sottovalutata della storia, e per questo ha avuto modo di espandersi e di arricchirsi a dismiura. Scritto da uno storico delle organizzazioni criminali il prof. Antonio Nicaso e da un magistrato in prima linea contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri.

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Titolo: Fratelli di sangue
Autori: Gratteri Nicola, Nicaso Antonio
Editore: Pellegrini
Data di Pubblicazione: 2006
Pagine: 320

 

 

La ‘ndrangheta è ricca, forse più ricca di Cosa Nostra. Ha un volume di affari che si aggira intorno ai 36 miliardi di euro. È potente, pervasiva, ha ramificazioni internazionali, ma non fa notizia. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso fanno notizia. E ci si immergono fino al collo a raccontare la potenza e le possanza della ‘ndrangheta. E non a caso. Nicola Gratteri è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da sempre in prima linea contro mafie e fenomeni malavitosi. Antonio Nicaso parte dalla ‘ndrangheta e alla ‘ndrangheta arriva con la scrittura , la perizia giornalistica, la ricerca scientifica e l’inchiesta. A quattro mani stilano in questo volume il fascinoso racconto della camaleontica metamorfosi di un’organizzazione che, felpata e quasi impercettibile, giganteggia ovunque riuscendo bene ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato, senza mai venire meno alle proprie caratteristiche, alle proprie regole e ai propri valori, come il silenzio e il vincolo di sangue. Da qualche decennio, è leader incontrastata nel traffico di cocaina dal Sud America verso l’Europa, ma per molti continua ad essere una versione stracciona, casareccia della mafia siciliana, un fenomeno tipico dell’arretratezza, rinchiuso in Calabria nella monocultura delle faide.

Fedele Scarcella

Ricorre il secondo anniversario dell’uccisione di Fedele Scarcella, trovato morto l’11 Giugno 2006 sulla spiaggia di Briatico (Vibo Valentia).
Le sue battaglie antiracket avevano avuto inizio nel 1998 quando denunciò le intimidazioni e le minacce subite per non aver pagato il “pizzo”.
Quello che i suoi assassini e mandanti non sanno,è che Fedele Scarcella non è morto e il suo coraggio continua ad essere un esempio per gli imprenditori onesti che non vogliono e non devono cedere a malsani compromessi.

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